Di Barbara Ricci.
La moda è un collage dove designer, stilisti, artisti, fotografi e giornalisti si uniscono, trovando ognuno il proprio giusto posto.
La protagonista della nostra storia è Anna Piaggi, l'iconica giornalista, una personalità dai mille volti, padrona delle sue azioni, pensieri ed emozioni.
Era un'energia frizzante, una donna che fu testimone di un'epoca di grande fermento per il fashion system e non solo. Ancora oggi, nonostante la sua scomparsa, nulla è riuscito a offuscare la sua fama.

Milanese di nascita e di famiglia borghese, dopo il diploma iniziò a viaggiare da sola per l'Europa, lavorando per imparare l'inglese. Tornata in Italia, iniziò a occuparsi di traduzioni per Mondadori, dove conobbe il fotoreporter Alfa Castaldi, che sposerà a New York nel 1962.
Cominciò a scrivere per diverse riviste, fra cui L'Espresso e Panorama, e contribuì a creare periodici quali Arianna e Vanity. La sua penna riscuoteva successo nelle pagine mondane, e così si avvicinò al mondo della moda, la sua grande passione.
Nel 1967, a Londra, incontrò Vern Lambert, storico della moda e proprietario di una bancarella di abiti, punto di riferimento per artisti come Beatles e Jimi Hendrix. Lambert vendeva capi di Elsa Schiaparelli, Gabrielle Chanel, haute couture e abiti d'epoca, tutti mescolati insieme.
Con Lambert strinse una forte amicizia e iniziarono a creare uno stile nuovo e avanguardistico, miscelando il nuovo con il vintage. È così che Anna Piaggi apprese il valore della couture, l'importanza del sartoriale e della modellistica.

Nel tempo, Anna Piaggi portò avanti la sua ricerca, acquistando nei mercatini delle pulci e nelle case d'asta, da cui creava i suoi look inconfondibili. I suoi capi feticcio erano cappotti della Belle Époque, giacche edoardiane, costumi di scena dei Balletti Russi, diademi e gioielli recuperati da vecchi set cinematografici, e ancora alta moda francese (Lanvin, Doucet, Chanel) e brand italiani come Walter Albini, Fendi, e Missoni, diventando amica e musa di tanti designer tra cui Manolo Blahnik e Jean-Charles De Castelbajac.
Negli anni '70, conosce Karl Lagerfeld che divenne suo grande amico.
Folgorato dal personaggio, Lagerfeld si ispirò a lei per oltre dieci anni, ritraendola spesso nei suoi indimenticabili bozzetti fatti con acquerelli e matite per il trucco, dedicandole successivamente il libro “Anna-Cronique”, a cui la stessa Piaggi collaborò.

Nel 1988, viene chiamata da Franca Sozzani a Vogue Italia, dove cura la rubrica "Doppie Pagine", sovversiva, contemporanea, irriverente e inquisitoria. La raccolta dei suoi articoli scritti in trent'anni sulla moda e i trend è poi confluita in un libro omonimo, oggi introvabile.
Da grande giornalista quale era, lavorava con le parole visivamente. Le "Doppie Pagine" erano l'elemento che dava gusto all'intero mix, a volte chic, a volte elegante, a volte controverso, erano qualcosa di coraggioso anche per Franca che le pubblicava.
Erano bolle di cultura che esplodevano nell'indicare le tendenze, fuori dalle mode. Se le dovessimo leggere oggi, sarebbero ancora una grande fonte d'ispirazione, di cultura analitica e di intelligenza nell'atto della creazione.
Anna Piaggi era la vera regina del vintage e di quella che oggi potremmo definire moda circolare. Con il suo stile avanguardistico, riuscì a indossare capi costosi con pezzi acquistati nei mercatini, creando e perfezionando il suo stile unico.

Era un'opera d'arte!
Complicata, capricciosa, difficile.
I suoi abiti e accessori trascendevano i confini temporali: il glamour era reinterpretato con look sbalorditivi indossati con orgoglioso entusiasmo. Fantasie e colori, divenute quasi un'ossessione, facevano nascere silhouette che sfuggivano a qualsiasi datazione.
La cura di sé era da considerarsi pura arte. Non si lasciò mai influenzare dalla moda del momento e per mezzo secolo il suo stile è apparso su ogni rivista.
Se dovessimo collocarla all'interno di una fiaba, penseremmo ad Alice nel Paese delle Meraviglie e le faremmo interpretare la Regina di Cuori. Il suo vistoso make-up, le acconciature scultoree e le pellicce multicolor avrebbero sostituito la corona con i molteplici cappellini: ne possedeva quasi ottocento, tricorni, cilindri, a spirale, in feltro e pizzo, delle vere e proprie sculture, la maggior parte creati appositamente per lei dal designer britannico Stephen Jones. Non essendo alta, l'avere un cappello la faceva sentire più sicura di sé, centrata.
Uscire dal confine del corpo per contaminare lo spazio, questa era Anna Piaggi.
Riflessioni sul Futuro della Moda
Viviamo in anni confusi, dove non sappiamo che valore dare alla moda. Il nostro sguardo volge spesso al passato, ammirando stilisti e artisti che hanno lasciato un segno indelebile per il lavoro svolto. Il passato è qualcosa che ci appartiene. La moda è tutto: vanità, piacere, quotidianità, gusto, pensiero... non basterebbero gli aggettivi per descrivere tutto questo.
Non possiamo che sperare in un futuro in cui venga apprezzata la creatività, il fatto a mano da abili ed esperte mani, augurandoci che l'artigianalità non sia solo appannaggio dei ricchi.